Test del microbiota intestinale

Il microbiota intestinale è la più grande comunità di microrganismi del corpo umano che varia da individuo a individuo, proprio come l’impronta digitale. Sono molto i fattori che influenzano il microbiota intestinale, come l’alimentazione, fattori demografici e geografici, lo stile di vita, il sesso, la genetica, lo stress ecc. Conoscere il proprio microbiota fornisce delle informazioni dettagliate sul tuo profilo microbico, e inoltre, consente di mantenere e/o di modulare il proprio benessere ed equilibrio.

Il test del microbiota intestinale di The BioArte viene eseguito basandosi su campioni fecali e utilizza il sequenziamento dei geni dell’rRNA 16S del batterio presente nei campioni per determinare la composizione del microbiota intestinale. Il gene rRNA 16S si trova in ogni batterio e la sequenza di questo gene consente di individuare diversi gruppi di batteri.

Test aggiuntivi e servizi:

Test infiammatorio include il test di:

  • Calprotectina – una sostanza che il tuo corpo rilascia quando c’è un’infiammazione nell’intestino. È un biomarcatore proteico e livelli elevati sono associati a condizioni infiammatorie attive.
  • Acidità intestinale: l’acidità può essere testata per diagnosticare una condizione medica. Il pH delle feci umane è variabile ma normalmente è alcalino.

Il test di permeabilità include il test di:

  • Zonulin – una proteina sintetizzata dalle cellule intestinali ed epatiche. Avere un titolo al di sopra del limite superiore di solito corrisponde a disturbi gastrointestinali (GI) (sindrome dell’intestino permeabile).
  • Occludin – un enzima importante per la stabilità della giunzione stretta e la funzione di barriera. Una minore espressione di occludina si traduce in giunzioni strette meno stabili nelle cellule epiteliali, che sono presenti in abbondanza all’interno del rivestimento dell’intestino. Per questo motivo, viene testato con zonulina per valutare se un paziente soffre di sindrome dell’intestino permeabile.

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Campione: Feci
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Tempistiche dei risultati delle analisi: 3 settimane dopo aver consegnato i campioni al laboratorio di diagnosi.
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Valutazione dei risultati: Raccomandazioni e consulti privati con il nostro esperto microbico O valutazione tramite il proprio medico.

Informazioni presenti nel referto finale

Perché controlliamo solo i 5 phyla batterici principali

La quantità di cellule batteriche nell’intestino va da circa 1011 a 1013 per grammo: ciò rende il tratto intestinale uno degli habitat microbici più densamente popolati sulla terra. Il microbioma intestinale codifica più di 3 milioni di geni che producono migliaia e migliaia di metaboliti.

I phyla microbici dominanti dell’intestino sono: Firmicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria, Proteobacteria, Cyanobacteria, Fusobacteria e Verrucomicrobia, di cui i due phyla Firmicutes e Bacteroidetes rappresentano il 90% del microbiota intestinale, seguiti da Actinobacteria e Cyanobacteria. Sono presenti in quantità diverse a seconda dell’età e dal fattore geografico.

In particolare, Firmicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria, Proteobacteria e Cyanobacteria rappresentano i pilastri dell’ecosistema intestinale, poiché sono coinvolti nelle 3 principali funzioni fisiologiche:

  1. Trofica
  2. Metabolica
  3. Immunologica

Uno squilibrio (o disbiosi) di questi phyla può provocare delle variazioni fisiologiche del microbiota intestinale che influenzano notevolmente i disordini intestinali ed extraintestinali. Questa disbiosi viene spesso definita come un’alterazione della composizione del microbiota intestinale, e una causa o conseguenza dei disordini. Un cambiamento cronico di questi molteplici e delicati phyla interconnessi fra loro causato da stimoli esterni può costituire un elemento di stress e di disturbo per questo ecosistema.

Perché forniamo i dati sul rapporto di Firmicutes e Bacteroidetes

Firmicutes e Bacteroidetes sono i due principali phyla batterici dominanti nel microbiota intestinale dell’’uomo. In passato, il rapporto di Firmicutes e Bacteroidetes (rapporto F/B, che si aggira convenzionalmente attorno a 1) è stato ampiamente esaminato nel microbiota intestinale umano e quello dei topi in quanto un marcatore di aumento o perdita di peso, ma delle scoperte recenti hanno associato il rapporto F/B a molti disordini metabolici e malattie croniche. Questo rapporto viene influenzato dall’alimentazione e dall’età. Il rapporto Firmicutes/Bacteroidetes è soggetto ad aumento dalla nascita fino all’età adulta, e viene ulteriormente alterato in età avanzata. Questo rapporto si rivela utile nell’individuare delle variazioni in bambini, adulti e anziani. Può essere associato a dei cambiamenti globali nel profilo batterico in diversi stadi della vita.

Il rapporto F/B è utile anche per valutare l’assorbimento metabolico dell’intestino, che può influenzare l’assunzione di calorie o una predisposizione alla perdita o all’acquisizione di più calorie se il rapporto è rispettivamente inferiore o superiore a 1. Naturalmente, questi rilevamenti devono essere fatti in maniera longitudinale, ed è particolarmente utile monitorare la tendenza del microbiota intestinale durante una dieta snellente o l’assunzione di cibi ad alto contenuto di zuccheri.

Perché analizziamo la biodiversità

La diversità microbica (o biodiversità) descrive il numero delle diverse specie di microbi presenti e la loro distribuzione nell’intestino. Una riduzione nella diversità causa uno squilibrio microbico o disbiosi. La diversità microbica intestinale diminuisce generalmente con l’avanzare dell’età, quando si è più esposti a dei cambiamenti fisiologici, alimentari, nell’assunzione di farmaci e nello stile di vita. Una diversità ridotta è considerata come un indice di microbioma non sano, ed è stata associata a diverse malattie croniche. Una diversità microbica ridotta è stata infatti osservata in varie condizioni di salute croniche, fra cui malattia infiammatoria intestinale e morbo di Crohn, diabete di tipo 1 e 2, artrite psoriasica, malattie cardiovascolari, obesità, allergie e vari disordini immunologici.

La determinazione della diversità microbica coinvolge il sequenziamento dei dati dei geni dell’rRNA 16S amplificati derivanti dai campioni microbici intestinali che, tramite un’analisi computazionale e delle piattaforme software dedicate, consente di determinare la ricchezza della diversità microbica e la distanza fra i grappoli di batteri (generalmente attraverso analisi della diversità Alfa e Beta o altri parametri).

Perché eseguiamo i controlli sui ceppi pro e antinfiammatori

Il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale nello stato di salute generale (è connesso persino ad altri organi come cervello, pelle, tratto orale, vaginale e respiratorio ecc.), in particolare poiché è connesso alle malattie infiammatorie. Secondo la letteratura recente, il microbioma intestinale influenza l’equilibrio della risposta pro e antinfiammatoria nell’apparato digerente e in tutto il nostro sistema immunitario. In particolare, determinati grappoli microbici possono influenzare la risposta infiammatoria dell’intestino e di altri organi.

Oggi sappiamo che c’è una relazione fra il microbioma intestinale e la promozione dell’infiammazione. Ciò può essere provocato da alimenti di origine animale, alimenti lavorati, alimenti a base di cereali, alcol e zucchero; questi fattori possono portare ad alcune malattie:

  • malattie cardiache
  • malattie infiammatorie intestinali
  • lupus eritematoso sistemico
  • artrite reumatoide
  • diabete
  • disturbi intestinali, cutanei e cerebrali

Ecco perché è importante conoscere i batteri che sono rispettivamente in grado di proteggerci o essere promotori dell’infiammazione. È opportuno riconoscere e individuare i microbi “opportunistici” che a fronte di un’assunzione di determinati alimenti, possono svolgere un ruolo fondamentale nello scongiurare o nell’attenuare i processi infiammatori.

Esempi di batteri associati all’infiammazione sono Clostridium, Prevotella, Alistipes ecc. L’incremento di questi batteri è inoltre maggiore negli individui che consumano carne, patatine fritte, maionese e bibite.

Esempi di batteri “amici” che hanno proprietà antinfiammatorie sono Bifidobacterium, Lactobacillus, Akkermansia ecc. La presenza di questi batteri nell’intestino è correlata ad una dieta tipicamente mediterranea.

Quando è in atto uno squilibrio, ciò può influenzare una vasta gamma di condizioni mediate dall’infiammazione.

The BioArte prende in considerazione esclusivamente la letteratura scientifica approvata a livello internazionale per i test del microbiota

Molti test proposti da laboratori, farmacie ecc. potrebbero non avere un grado di validità scientifica sufficiente, per cui vanno evitati. Gli unici test con un minimo di affidabilità sono quelli che analizzano geneticamente il microbiota (mappa genomica) utilizzando competenze, strumenti di sequenziamento del DNA e alte competenze di interpretazione bioinformatica. L’interpretazione della mappa genetica del microbiota deve essere effettuata da un esperto clinico del microbiota, che ha un’importanza fondamentale.

Il Prof. Lorenzo Drago, esperto del microbiota, spiega: “L’analisi metagenomica del microbiota è una grande e complessa fotografia di migliaia di informazioni genetiche microbiche. Prima di effettuare un test per il microbiota, è essenziale capire che è obbligatorio fare delle indagini preliminari sullo stato di salute del soggetto o del paziente. È da qui che bisogna cominciare se si vuole comprendere la correlazione fra lo stato del microbiota in quei soggetti affetti da un disturbo e l’alterazione della flora batterica intestinale. Molti stadi della ricerca sono solo all’inizio, ma possiamo fare molto per riuscire a curare o prevenire certe malattie attraverso la manipolazione del microbiota. Fare ricorso ai giusti alimenti, alla giusta dieta e a prebiotici e/o probiotici non è un gioco da ragazzi, ma richiede un alto grado di competenze e di specializzazione nel settore. Dovremmo cercare di non dare false interpretazioni e aspettative al paziente, ma solo cercare di fornire dei suggerimenti corretti basati su concetti scientifici reali e sulla letteratura accettata a livello internazionale.”